MOLA – L’istituzione in questi anni delle nuove Province ha scombussolato l’assetto dei collegi elettorali in diverse parti d’Italia. E anche da noi, con la creazione della sesta provincia (la cosiddetta BAT) l’ambito dei collegi è stato ridisegnato. La loro diminuzione a portato all’accorpamento di Comuni o parti di essi, per cui Mola ha smesso di costituire da solo un collegio (era il 31esimo) e si è allargato alla frazione barese di Torre a Mare, costituendo così il 23esimo collegio.
Di conseguenza, il voto ha assunto oggettivamente peculiarità diverse nelle due località. I candidati al Consiglio provinciale (ben ventidue, come naturalmente le liste presenti nella competizione) erano nella loro maggioranza originari si Mola e quindi non molto conosciuti, se non decisamente sconosciuti, a Torre a Mare.
Ovvio, quindi, che il voto nella frazione barese sia stato più “politico”, riferito cioè più al simbolo del partito che non alla persona che lo rappresentava.
Il voto alle provinciali ha risentito del numero dei concorrenti e spalmandosi su più persone ha dato meno voti che alle europee alle liste di riferimento. Ma è un dato solo apparente, perché poi sommando le varie forze omogenee si vede il risultato finale. Risultato che è la chiara conferma della vittoria delle forze di centro destra, già preannunciato dal voto europeo, e della altrettanto chiara sconfitta del centrosinistra, in particolare del Partito Democratico.
Il voto delle provinciali è stato anche una prova tecnica, una specie di “primarie” anticipate (tanto per usare un’espressione così formalmente cara al centrosinistra) delle comunali del prossimo anno. Naturalmente il dato da tener presente è solo quello molese (Torre a Mare non voterà, ovvio, per il nostro futuro Sindaco e il nostro futuro Consiglio comunale), ma anche così la tendenza è abbastanza chiara.
Certo, in un anno e in una campagna elettorale e in un ballottaggio le cose possono anche cambiare. I mercimoni del passato sono lì a ricordarlo, ma non sarebbe comunque disdicevole che si ponesse mano a qualche esame di coscienza personal-politico-amministrativo.
Pino Ruggiero
Sabino Vavallo (Udc – Unione di Centro)
Qualcuno sicuramente si aspettava di più da parte di Sabino Vavallo, candidato dell’Udc e supporter del terzo candidato Presidente, il sindaco di Modugno Giuseppe Rana.
Sabino Vavallo, presidente da tempo immemore dell’artigianato molese (prima con l’Acai, poi con L’Upsa) siede nel Consiglio comunale molese ininterrottamente dal 1975, eletto nelle liste della Democrazia Cristiana. Dopo lo scioglimento della Dc ed una brevissima parentesi nel Partito Popolare, non ufficializzata però in Consiglio comunale, ha rappresentato in Consiglio i colori di Forza Italia, nelle cui liste si presenta nel 1996, per poi passare nel 2000 all’Udc.
Nella sua lunga carriera, in cui ha ricoperto con la Democrazia Cristiana la carica di assessore al Commercio e alla Polizia Municipale, Vavallo non è mai stato sicuramente un grande oratore e trascinatore di folle, ma è stato altrettanto sicuramente sempre un incredibile e straordinario recettore di consensi che, anche in tempi di preferenza unica, lo hanno fatto ritrovare immancabilmente fra i più suffragati.
Ed è sicuramente proprio in tale veste che si spiega la sua candidatura, ad una età non proprio verdissima ed un percorso alle spalle abbastanza onorevole. Nella sua attività di presidente per definizione dell’artigianato molese, Vavallo si è sempre speso per i suoi associati.
I novecento voti raccolti, in una campagna elettorale non facile anche per la strada autonoma intrapresa dall’Udc e che sarà da verificare in occasione delle elezioni del Sindaco e del Consiglio comunale la prossima primavera, sono comunque l’ultima non indifferente medaglia di un vecchio combattente democristiano.
Matteo Ranieri (Partito Liberale)
A lungo militante nel fu Movimento Sociale ed poi dell’anche fu Alleanza Nazionale, Matteo Ranieri è da qualche tempo ormai militante e referente a Mola del Partito Liberale.
Un partito ricomparso proprio grazie a lui da un annetto e che ha meravigliato un po’ tutti con i cento voti raccolti alle elezioni politiche dell’aprile 2008.
Il partito in quanto tale a Mola praticamente non esiste, specie in quanto a manifestazioni pubbliche., limitandosi a far circolare ogni tanto un po’ di comunicati su questioni soprattutto di vita cittadina.
Il che, a dire il vero, non significa poi tanto, visto che anche altre forze ben più consistenti dal punto di vista elettorale sono più o meno dei fantasmi.
Anche stavolta è stato confermato il centinaio di voti, con qualcosina in più, ottenuto nelle scorse elezioni politiche.
Stefano Diperna (Il Popolo della Libertà)
La candidatura di Stefano Diperna è stata sicuramente la prima ad essere annunciata. Infatti, nell’usuale conferenza-stampa cittadina di fine anno, nel dicembre scorso, Pippuccio Fiore, capogruppo consiliare di Forza Italia ma ormai decisamente inserito nel processo integrativo del nuovo soggetto politico, dichiarò senza tanti fronzoli che «il candidato del Partito della Libertà al prossimo consiglio provinciale è Stefano Diperna». Punto e basta.
E non poteva essere diversamente. Va dato atto a Stefano Diperna che nei suoi cinque anni di mandato ha sempre reso conto del suo comportamento, nel bene e nel male, in un appuntamento annuale mai disertato nella saletta del Bar degli Amici in piazza degli Eroi.
Così come promesso all’inizio del mandato, contrariamente ad altri che avrebbero avuto ben più corde all’arco e quindi cose da dire. Come, per esempio, la stessa Amministrazione comunale che, dopo un timido iniziale tentativo, ha preferito affidarsi ad un alluvione mediatico su bollettini quotidiani compiacenti se non prezzolati, sempre più beatificanti e santificanti.
Ma neanche da parte di altri, da soli o in compagnia, di maggioranza o di opposizione, si è visto qualcosa che potesse assomigliare all’appuntamento annuale di Diperna.
La sua candidatura è sembrata da subito l’unica che potesse concludersi con una elezione, al di là anche della vittoria del suo candidato-Presidente Francesco Schittulli.
Ma lo stesso Diperna sapeva, con l’esperienza ormai accumulata, che in politica e nelle campagne elettorali in ispecie è sempre buona norma non dare mai nulla per scontato.
L’impegno alla fine è stato premiato, dopo una campagna elettorale che lo ha visto appassionato partecipante e bersaglio, più che dei suoi naturali nemici/avversari esterni, di quelli interni alla sua stessa area di centrodestra.
Non era un mistero per nessuno, infatti, che diversi speravano in una sua non-elezione prima ancora che nella propria elezione. Qualcuno, diciamola tutta, ha cominciato anche a festeggiare e brindare per questa asserita e sperata esclusione dopo aver anche autoconvintosi, con elucubrati e discutibili calcoli di nomine assessorili da parte del vincitore Schittulli, della vittoria/ripescaggio del proprio candidato.
Il che, brindisi e calcoli, fatto durante il corso degli scrutini e quando la vittoria di Schittulli per quanto prevedibile non era ancora certa (con quel che ne consegue nella ripartizione dei seggi) lasciava perlomeno perplessi e sconcertati.
E mentre le voci, più o meno interessate e ringalluzzite, si rincorrevano per il paese, al Comitato elettorale pidiellino si lavorava alacremente in stretto collegamento telefonico e a vari siti web, a cominciare da quello del Ministero dell’Interno, per avere il quadro chiaro della situazione.
E solo in tardissima serata la squadra diperniana ha confermato quello che militanti e sostenitori, radunatisi presso la sede in via Di Vagno, rivendicavano a gran voce. La gioia e la soddisfazione sono quindi esplose, improvvisando un corteo quanto mai sgarruppato e festoso fino a piazza XX Settembre.
Il voto molese ha premiato sicuramente l’impegno personale di Diperna che è stato l’unico nella coalizione di centrodestra, come Cristino in quella di centrosinistra, ad ottenere anche un buon consenso elettorale nella frazione di Torre a Mare, che da quest’anno fa parte del nostro collegio.
Ovvio che il consenso pelosino è più “ideologico”, più “politico”, che personale nei riguardi del candidato.
Ed è superfluo ricordare che nella prospettiva delle elezioni comunali del prossimo anno non ha incidenza alcuna.
Andrea Lucatorto (La Destra)
La Destra molese dura e pura non esiste più? Ha dismesso armi e bagagli e si è arruolata negli azzurri vessilli pidiellini?
I centosessanta voti raccolti, più o meno la metà delle politiche 2008, con una campagna elettorale che ci ha riportato alla memoria qualche rissosa campagna elettorale di tanti anni fa, fanno presagire appunto che la Destra molese (una volta identificatasi nel duro e puro Movimento Sociale) sia ormai al ridotto della Valtellina.
Un gran profluvio di manifesti, specie quelli abusivi, pressoché nulli comizi e altre manifestazioni.
Sarà così anche la primavera prossima?
Vito Zaccaria (Schittulli Presidente)
Duplice la scommessa di Vito Zaccaria: dimostrare la sua forza elettorale nei confronti del suo referente, il candidato Presidente Francesco Schittulli, ma soprattutto dimostrare tale forza non tanto nei confronti della coalizione di centrodestra, quanto piuttosto in quelli delle componenti del centrosinistra, di cui finora aveva fatto parte.
Componenti che non avevano risparmiato i loro veleni nei confronti del ragazzo che aveva osato lasciarli e che non poteva assolutamente essere additato come esempio ad altri giovani, secondo discutibili e inopportune dichiarazioni in Consiglio comunale.
Facile immaginare, qualora chissà non lo si sia saputo da qualche partecipante, i toni utilizzati nei suoi confronti in alcune riunioni ella maggioranza di centrosinistra.
I veleni contro il “giovane non additabile come esempio ad altri giovani” si sono avuti sin dall’inizio, a cominciare da quel deprecabile errore di lingua italiana a cui il “giovane” ha cercato poi di metterci furbescamente una pezza più o meno riuscita.
E mentre gli altri discettavano, Vito Zaccaria con i suoi sodali ha zappato ed ha zappato bene, portando a votare ed a votare per lui tanti giovani che forse sarebbero andati al mare e non certo in cabina elettorale.
I suoi quasi ottocento voti non sono pochi per l’elettorato molese e lo pongono in una situazione di forza ma anche, piaccia o no, nella necessità di dobver effettuare una chiara scelta di campo.
Rosario Romano (La Puglia prima di tutto)
Il candidato della “Puglia prima di tutto” probabilmente non doveva trovarsi in lista per niente. La sua presenza è dovuta, come capita sovente in politica e nelle competizioni elettorali in particolare, semplicemente perché funzionale a qualche esigenza. E l’esigenza, mica tanto nascosta poi, era quella di sbarrare la strada alla candidatura di qualche “moderato molese” nella lista di Raffaele Fitto.
Il movimento civico molese, che notoriamente non gode di rapporti idilliaci con le altre forze del centrodestra locale, era altrettanto notoriamente alla ricerca di una presenza più consistente in questa campagna elettorale. L’eventuale inserimento nella lista dell’ex presidente regionale avrebbe sicuramente dato una visibilità ed uno spessore non ricavabile certo dalla lista dei Popolari per la Puglia/Moderati liberali di Marcello Vernola/Carlo Giovanardi. Immeritatamente , secondo le valutazioni non certo benevole di gruppi di centrodestra, che hanno cercato così di anticipare i tempi.
L’operazione, da questo punto di vista, è riuscita. Candidato nella “Puglia prima di tutto” fittiana è risultato quindi Vito Romano, promotore ed esponente della lista civica “Mola popolare”, presentatosi alle comunali del 2005 conseguendo un risultato di trecento voti, non sufficienti però a far eleggere almeno un consigliere comunale.
Le provinciali 2009 hanno portato un gruzzoletto di 170 voti, 116 a Moal e 54 a Torre a Mare. Non sono tanti, ma neanche pochini. E comunque sia, sono sempre stati dalla stessa parte.
Michele Palazzo (Popolari Liberali)
Michele Palazzo candidato alla Provincia non è certo una novità. Dopo due candidature nell’Udc, questa volta si presentava per i “Moderati Molesi”, il movimento civico costituito dopo la fuoruscita nel 2006 dall’Udc.
La posta in gioco era grossa. Prima ancora della sicuramente desiderata e sperata elezione, c’era da dimostrare la consistenza elettorale del Movimento e cioè la sua pura e semplice esistenza.
Naturale che gli sforzi per raggiungere questo obiettivo siano stati più che notevoli e in tutte le direzioni, senza andare troppo per il sottile. L’impegno è stato profuso un po’ da tutti, anche da chi in altre occasioni magari si era limitato un po’. Ma stavolta no. Stavolta l’obiettivo, dimostrare a tutti ma soprattutto alle altre componenti del centrodestra la propria consistenza e forza elettorale, era di importanza troppo vitale perché ci si potesse limitare a declamare l’impegno senza poi concretizzarlo.
E così, venuto meno l’aggancio alla lista fittiana della “Puglia prima di tutto”, che avrebbe sicuramente dato una visibilità e un peso maggiore alla candidatura, l’adesione ai “Popolari Liberali” di Giovanardi ha comunque dato la possibilità di una presenza dignitosa.
I mille voti raccolti non sono pochi, sono un bel po’, ma non sono molti (anche se a qualcuno potrà sembrare irreale e surreale tale affermazione), specie a fronte dell’isolamento in cui i Moderati si trovano nell’ambito del centrodestra, anche grazie a loro iniziative e comportamenti discutibili e controproducenti per tutto il centrodestra.
Ignorarli del tutto sicuramente non sarà possibile. Una ricucitura è ritenuta necessaria ma non proprio indispensabile e necessiterà, comunque, dell’abbandono di un bel po’ di presunzione e arroganza per verificare se i mille voti sono spendibili. E se lo sono in tutto o invece sono spendibili solo in parte.
Mario Lepore (Primavera in movimento)
Per Mario Lepore, attuale presidente del Consiglio comunale molese, è la terza competizione ormai per il Consiglio provinciale. E vi arriva quale candidato nella lista personale del candidato presidente, l’uscente Vincenzo Divella, “Primavera in movimento”.
I trascorsi in “Alleanza Nazionale” sono ormai solo un ricordo, sicuramente più di quelli dell’Udeur di Clemente Mastella, anche se in politica non si può mai dire cosa può riservare il futuro.
Nelle competizioni di questi anni, comprese le cosiddette “primarie” del Partito Democratico dell’Ottobre 2007, Lepore ha dato prova di avere un proprio bacino elettorale. Uno “zoccolo duro”, al pari per esempio del candidato udc Sabino Vavallo, che anche stavolta però non è stato sufficiente per la elezione.
L’altra volta, cinque anni fa, l’iniziale certezza lasciò poi il passo alla mancata elezione. Furono poi le alchimie degli equilibri interni alla coalizione di centrosinistra, uscita vittoriosa dalle urne, a donargli la delega assessorile.
Quest’anno, da assessore uscente (e dopo aver cambiato in corsa la delega, dall’edilizia scolastica all’innovazione tecnologica) si è trovato ad essere il naturale bersaglio di una campagna elettorale già dura di per sé. Le difficoltà si sono viste subito e si sono sommate alla sua scarsa capacità comunicativa in questi anni nel’evidenziare quanto asseritamente realizzato e rivendicato poi in campagna elettorale.
Lo “zoccolo duro” del suo elettorato ha resistito ma anche stavolta non è stato in grado, complice anche la bruciante sconfitta in prima battuta del candidato-Presidente Divella, di assicurargli l’elezione in Consiglio provinciale.
Enzo Cristino (Partito Democratico)
La candidatura dell’ex sindaco non pare aver riscosso molte simpatie all’interno del Pd molese, frutto non delle tanto sbandierate e adorate “primarie” (almeno a parole), ma solo di scelte e pressioni interne. Di pubblico, si è visto solo qualche banchetto raccogli-firme da inviare alla segreteria provinciale per sostenere la richiesta di candidatura dell’ex sindaco . Chi esprimeva dubbi, comunque, non è stato in grado di opporre concrete candidature alternative. D’altra parte, il Partito Democratico deve ancora dimostrare, al di là di questi primi appuntamenti, la sua reale consistenza, politica ed elettorale, nello scenario molese.
Allo stato attuale si configura come un gruppo di ex diessini, un po’ di margheritini (anche se, a dire il vero, la Margherita a Mola non è mai nata e vissuta veramente), con qualche spruzzata socialista e democristiana. Una spruzzata, niente di più. Ma forse potrebbe essere più che sufficiente per ottenere un qualche buon risultato.
Il buon esito, infatti, della vicenda dell’ex assessore regionale alla Sanità, Alberto Tedesco, con la certezza del suo ingresso in Parlamento, ha dato oggettivamente una mano elettoralmente alla candidatura di Enzo Cristino. I buoni rapporti con Tedesco dell’assessore comunale Franco Battista, che già in passato si è speso per il Pd, hanno lasciato pensare che un aiuto che prima era in forse ora invece non lo era più tanto. E anche se non si sarebbe arrivati alla vittoria con la elezione in Consiglio provinciale, la cosa potrebbe costituire un valore aggiunto da far pesare nel rinnovo amministrativo comunale del prossimo anno.
E chissà che non sia stato questo magari il vero risultato da raggiungere.
Da registrare, comunque, il risultato non molto glorioso del Pd molese che, se non ha avuto un tracollo così come il trend nazionale lasciava sperare a qualcuno 8della stessa parrocchia, magari, più o meno) un flop abbastanza notevole lo ha fatto. D’altra parte, anche a livello nazionale c’è stata sì una decisa sconfitta, ma un tracollo vero e proprio sinceramente no. Franceschini, con il suo zigzagare tra interventi di puro populismo, socialgossiparo e altri giustizialismi vari, è riuscito diciamo la verità perlomeno a contenere la deriva dell’antipolitica verso il suo nume per definizione, l’alleato-nemico Antonio Di Pietro.
Tornando alla nostra Mola, la sconfitta è più che evidente anche nella cruda realtà dei numeri, oltre che nella percezione dell’umore politico cittadino. I millecinquecento voti ottenuti (non teniamo conto, anche qui, dei voti di Torre a Mare per le ragioni già espresse) sono inferiori un po’ a tutti i precedenti risultati. Inferiori alle politiche del 2008 (il Partito Democratico si presentava già come Partito Democratico) quando ottenne 3.471 voti al Senato e 3.794 al Senato. Ma sconsolatamente inferiore al consenso ottenuto dalla sola Margherita nelle provinciali del 2004, che raggranellò appunto da sola ben 2,768 voti.
Una sconfitta non attribuibile certo al distacco dalla sezione molese della componente Bindi, e cioè per dirla in soldoni del movimento civico “Mola Democratica” che aveva utilizzato tale denominazione per inserirsi nel nascente Pd molese. Realizzando, al di là di tutti i paroloni e le attestazioni ufficiali, una alleanza quanto mai innaturale, unita solo dal comune e negato sentimento dell’antiberlenismo.
Le motivazioni sono sicuramente ben altre e più profonde, dalla credibilità di una forza che è un ibrido e un coacervo di componenti poco omogenee allo stesso personale politico offerto ai cittadini ed agli elettori.
Gianni Alberotanza (Italia dei Valori)
Un successo sulla scia di quello nazionale?
Sicuramente un effetto di trascinamento sul risultato locale della campagna populista e giustizialista di Antonio Di Pietro c’è stato. E a danno, superfluo sottolinearlo, delle altre componenti della coalizione, a cominciare dal Partito Democratico il cui bacino elettorale, specie di origine diessina, è sempre più sensibile alla sirena dell’antiberlusconismo urlato e martellante.
D’altra parte ha altrettanto sicuramente giovato al risultato finale il proporsi in campo in prima persona di Gianni Alberotanza, vera anima da sempre del gruppo che anni fa ha costituito a Mola l’Italia dei Valori, dopo precedenti esperienze nella Rete e nel Partito Popolare.
E con una campagna elettorale localmente giudiziosamente condotta anche al risparmio (gli stessi manifesti di Alberotanza erano quelli della sua candidatura al Consiglio provinciale nel 1999 per il Partito Popolare, opportunamente pecettati sul simbolo del Ppi con quello dell’Idv), il risultato è stato premiante.
I quasi milleduecento voti ottenuti solo a Mola pongono certamente un paletto ben preciso negli equilibri futuri della coalizione di centrosinistra.
Vittorio Farella (Sinistra per la Provincia)
Nome non nuovissimo anche quello di Vittorio Farella per le elezioni del Consiglio provinciale. Questa volta per “Sinistra e Libertà”, un neo-cartello elettorale composto dai socialisti, dai verdi, da sinistra europea e dai militanti del movimento di Nichi Vendola, costituitosi dopo l’uscita da Rifondazione.
Cartello che solo per Bari, per divergenze con la segreteria provinciale dei Verdi, ha assunto la denominazione di “Sinistra per la Provincia”. Ma i Verdi molesi, in disaccordo con la dirigenza che voleva una lista e quindi una candidatura autonoma, hanno dichiarato di aderire comunque al neo-cartello. Anche se, curiosità, la lista autonoma dei Verdi ha colto 51 voti, tanti quanti presi nelle provinciali del 2004.
Non è andata granché bene. Le avvisaglie, in verità, sono state chiare fin dall’inizio. L’attacco, sicuramente e perlomeno irresponsabile dato il momento, condotto in casa socialista nei confronti dell’assessore socialista ai Servizi Sociali, Franco Battista, ha evidenziato la non coesione delle componenti in campo.
In una seduta di Consiglio comunale, il consigliere Rodolfo Vaccarelli, che aveva partecipato alla costituzione della “Sinistra e Libertà” molese quale rappresentante del movimento vendoliano, ha manifestato aperto dissenso con l’iniziativa anti-Battista. Il che ha generato di conseguenza i furori dei consiglieri social-ulivisti Farella e Lattanzi.
Ma Vaccarelli era già naturalmente fuori della campagna elettorale pro-“Sinistra per la Provincia”, dovendo umanamente e politicamente pagare il debito contratto cinque anni prima.
Nel 2004, infatti, i Democratici di Sinistra con l’allora sindaco Cristino appoggiarono senza tanti pudori la candidatura di Rodolfo Vaccarelli alla provincia per i Comunisti Italiani, pur avendo essi il loro naturale e ufficiale candidato nella persona di Pietro Gentile, segretario politico peraltro della stessa sezione diessina.
Così come era naturale l’appoggio della Camera sindacale vicina ai socialisti al candidato Cristino, visti i legami familiari intercorrenti tra i due.
I cinquecento voti raccolti, che potevamo sì magari essere molto di più, sembrano costituire la testimonianza di un cartello elettorale/nuovo soggetto politico che, almeno a Mola, probabilmente è morto nel momento stesso in cui è nato.
Nico Fiore (Rifondazione Comunista-Comunisti Italiani)
Falce e Martello ancora uniti, ma Rifondazione (privata dell’ala vendoliana) e Comunisti Italiani, presentatisi unitariamente alla competizione, conseguono un risultato più o meno identico sia alle europee che alle provinciali: trecento voti e più.
La sinistra radicale o la sinistra-sinistra, come suole dire qualcuno, ha confermato il suo ristretto, ma non è detto inutile, pozzetto di voti e il suo giovane militante agnello sacrificale, Nico Fiore, non poteva certo fare di più.
Un pozzetto che comunque potrebbe essere ritenuto non proprio disprezzabile la prossima primavera.
Altri
Delle altre liste presenti, una doverosa menzione merita quella della Democrazia Cristiana, da non confondersi con la scomparsa ed ormai rimpianta anche dai suoi avversari Balena Bianca.
Il suo candidato, Domenico Morea, giovane molese ma completamente sconosciuto alla vita pubblica cittadina e presente in lista probabilmente solo per affetto familiare, ha raggranellato una dignitosa ottantina di voti.
Centodieci sono poi i voti presi da Alleanza di Centro con uno sconosciuto, almeno per noi e ne chiediamo venia, Giuseppe Fanizza.
Praticamente non menzionabili le altre presenze: Udeur-Psdi-I socialisti (5 voti); Movimento per le autonomie (23); Nuovo Psi (7); Lega Meridionale (10); Realtà pugliese (35); Pensionati e invalidi (44).