Il bullo è da svitare
MOLA – Il bullismo è un triste fenomeno che è sempre esistito ma che in questi ultimi tempi sembra aver trovato una sua particolare virulenza che non risparmia neanche il mondo della scuola che, almeno teoricamente, dovrebbe esserne esente.
E il bullismo è stato appunto l’argomento di un progetto, «Svita il bullo», promosso da Aretè in partenariato con E.L.P. (Educazione-Legalità-Progettazione), entrambe associazioni di promozione sociale, rivolto agli istituti scolastici del territorio molese e finalizzato a promuovere azioni di informazione, conoscenza e sensibilizzazione del fenomeno del bullismo.
L’idea nasce dalla necessità di promuovere azioni di prevenzione primaria ai fenomeni di bullismo e violenza al fine di ostacolare la diffusione del fenomeno nelle Istituzioni Scolastiche.
Il termine bullismo è la traduzione italiana del termine inglese bullying che definisce un insieme di «azioni che mirano deliberatamente a fare del male o a danneggiare; spesso sono persistenti ed è difficile difendersi per coloro che ne sono vittima», secondo la definizione data da Sharp e Smith nel 1995.
Il bullismo è un malessere sociale fortemente diffuso, soprattutto, in situazioni in cui i bambini o i ragazzi stanno insieme senza scegliersi, come in una classe di scuola. È sinonimo di un disagio relazionale che si manifesta soprattutto tra adolescenti e giovani, ma sicuramente non circoscritto a nessuna categoria né sociale né tanto meno anagrafica. Esso si evolve con l’età, si modifica ed in età adulta si traduce in varie forme di prevaricazioni sociali, lavorative e familiari. La scuola è uno dei luoghi privilegiati per la manifestazione di episodi di questa natura, ma è anche il luogo preferenziale di sviluppo di dinamiche utili alla lotta ed alla prevenzione del bullismo.
Il progetto si è articolato in diverse azioni: incontri formativi rivolti agli allievi, agli insegnanti ed ai genitori.
L’evento finale del progetto si è svolto presso il Castello angioino, con la partecipazione dei dirigenti scolastici, dei rappresentanti delle associazioni proponenti(Michele Lieggi per Elp e Michele Maggipinto per Areté) e del sindaco Stefano Diperna e dell’assessore ai Servizi Sociali, Sabino Iacoviello.
«E’ un fenomeno quello che si ripete sempre più spesso, in maniera preoccupante» ha dichiarato il sindaco Diperna, nel rivolgere ai presenti il saluto dell’Amministrazione comunale. «Dobbiamo in futuro coinvolgere maggiormente le famiglie ed offrire ai giovani alternative utili, positive».
Divisa in due parti, la manifestazione ha visto nella prima la presentazione e la illustrazione del progetto e dei risultati conseguiti, ad opera dei curatori dei vari laboratori, Giuseppe Recchia e Giovanni Ruggiero, che hanno animato ed accompagnato i ragazzi nelle varie iniziative laboratoriali.
La prima parte è terminata con la premiazione dei lavori prodotti nei vari laboratori (disegni e spot) e con un canto chiaramente liberatorio di una foltissima rappresentanza di bambini delle scuole partecipanti, con il significativo ritornello “Il bullo è un pollo, convinto di essere un gallo, si crede perfetto ma il bullo è un citrullo”.
Messa ormai in libertà la massa festosa e vociante dei bambini, la seconda parte ha preso il via con i saluti dell’assessore Iacoviello, che ha confermato il naturale interessamento e impegno dell’Amministrazione per il prosieguo dell’iniziativa.
I dati del progetto sono stati poi illustrati da Isabella Berlingerio, psicologa dello Sportello Elp, mentre Nicola Colonna, webmaster dello Sportello Elp, ha presentato il sito www.svitailbullo.it appositamente realizzato.
«Nella prima fase del nostro intervento in classe» ha ricordato Isabella Berlingerio «abbiamo chiesto ai destinatari se il bullismo è presente nelle loro scuole. La compilazione di un questionario ha registrato la loro percezione del fenomeno, nel campione di 267 alunni il 29% dichiara di aver subito prepotenze di tipo verbale e indiretto (25% “prese in giro” e 21% “offese e insulti”).
Le vittime e gli osservatori di atti di bullismo» ha continuato la psicologa «riferiscono di averne parlato, di quello che avevano subito o visto, prevalentemente con gli amici (49%), una minore quantità del campione afferma di averne parlato con i genitori (19%) e con gli insegnanti (7%), mentre il 20% non ha parlato con nessuno.
Una significativa quantità del nostro campione ha dichiarato di non poter far “nulla” (16%) o “poco” (44%), mentre il 40% “abbastanza o molto”.
Questo dato ha guidato alcune azioni del progetto, le quali hanno cercato di accrescere il grado di efficacia e competenza dei ragazzi nel poter affrontare il bullismo. Infine» ha commentato Isabella Berlingerio «secondo il 39% dei ragazzi il modo efficace per affrontare questo fenomeno è quello di esercitare l’autorità e potenziare il grado di attenzione degli adulti, mentre il 36% pensa che il bullismo si possa affrontare mettendo in atto azioni di isolamento del prepotente, con l’intevento del gruppo di osservatori».
E’ stata poi la volta degli interventi dei rappresentanti delle scuole, tutti chiaramente soddisfatti del progetto e dei suoi risultati.
Per Sergio D’Ursi, dirigente del I Circolo Didattico, «letteralmente entusiasta», il progetto ha ottenuto risultati notevoli anche presso i genitori che «hanno fatto un salto di qualità, sono consapevoli dei problemi che hanno i figli». E constatando come «la soglia del bullismo si stia sempre più abbassando» D’Ursi ha sottolineato la necessità di «istituire uno sportello di ascolto».
In merito alla necessità di creare un’associazione genitori, Cinzia Brunelli, dirigente della Media “Tanzi”, si è dichiarata «felice di mettere a disposizione la scuola Tanzi come sede dell’Associazione Genitori». E per il bullismo in particolare, rievocando una vicenda occorsole durante la sua esperienza di docente, ha ricordato che «gli atti di bullismo dei ragazzi sono rivolti non solo verso i coetanei ma anche verso i docenti».
«Con i ragazzi delle superiori è più difficile lavorare» ha sottolineato Giovanna Moccia, docente presso il Majorana-Da Vinci, in rappresentanza della dirigente La Selva. «I ragazzi parlano ma non comunicano. Con questo progetto» ha aggiunto «si sono riavvicinati un po’ alla comunicazione».
L’attenzione verso questi problemi è stata costante lungo il corso degli anni, ha ricordato Luigi Caccuri, responsabile dei Servizi Sociali del Comune di Mola, nelle conclusioni della serata. E sono state fatte continue «ricerche sulla violenza sui minori, sulla violenza percepita dai minori».
Violenza che poi, inevitabilmente, «dalla famiglia si passa ad esercitarla in ambiente scolastico. Sono circa novecento quelli che si sono rivolti ai Servizi Sociali» ha continuato Caccuri «una percentuale enorme per la popolazione scolastica molese».
Soddisfazione e condivisione per la nascita di una associazione dei genitori. «Ci fa molto piacere che, al di là delle iniziative istituzionali» ha dichiarato Caccuri «nascano iniziative dal basso come la sussidiarietà e magari un’associazione di genitori. L’obiettivo dell’associazione è quello di arrivare agli ultimi, cioè a quelli che non partecipano. Il principio di sussidiarietà» ha ricordato Caccuri «è importante. Noi svolgeremo» ha assicurato «il nostro ruolo come cabina di regia».
Pino Ruggiero



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