Interrogazioni, una seduta da abolire
MOLA – La seduta consiliare dedicata alle interpellanze ed alle interrogazioni è un appuntamento che ha smesso da tempo di essere atteso come qualcosa di veramente interessante e coinvolgente. Nel migliore dei casi, è l’esibizione del rituale gioco delle parti; nel peggiore, una tiritera quanto mai noiosa e urticante.
Raramente, infatti, le interrogazioni riflettono argomenti di stretta attualità, avvenimenti o problemi occorsi nei giorni precedenti e abbisognevoli di spiegazioni o precisazioni da parte dell’Amministrazione comunale. Per lo più si attraversa tranquillamente, con monotona frequenza, tutto lo scibile cittadino, piluccando tra gli innumerevoli argomenti dei programmi e/o promesse elettorali che son sempre buoni alla bisogna, specie riverniciati malamente con una presunta e/o asserita patina di “stretta” attualità.
Come dire: brevi (si fa per dire) cenni sull’universo, infiorettati qua e là dall’ormai immancabile patetico e sostanziale “Quando c’ero io, caro lei, le cose si sono fatte”. Ovviamente, sempre per il bene supremo della cittadinanza. E con fondi sempre reperiti e magari, perché no, ancora disponibili.
L’ultima seduta, voltasi l’altra sera, non ha fatto eccezione.
Certo, fa anche sorridere, per non dire che fa anche in un certo senso tenerezza, il continuo invito ad avere pazienza rivolto alla maggioranza da parte dell’opposizione, nel mentre magari si fa in modo, molto sottilmente, di farla perdere.
Si dirà, è il normale e scontato gioco dell’opposizione che cerca di interpretare il suo ruolo al meglio. Dal suo punto di vista, ovviamente. E non è certo colpa sua se la maggioranza non è in grado di interpretare il suo di ruolo, e si lascia trascinare in discussioni su questioni di lana caprina, che sembrano assurgere a vette eccelse di alta politica, con roboanti e ridicole accuse e contraccuse di attentati alla libertà di espressione.
Lasciamo stare, per carità. Certo, così come si svolge la seduta delle interrogazioni è francamente inutile, se non dannosa. Con il “Question time”, come alcune volte è stata definita, non ha proprio nulla a che fare. Niente rapidità e secchezza di domande e risposte, ma una sequela di interventi senza alcun limite di tempo. Dimenticando, nel protestare allorquando qualcuno avanza la prospettiva di una meno elastica gestione, la richiesta in precedenza del rispetto di questi ondivaghi paletti quando qualche intervento cominciava a dare fastidio. Come, per esempio, è successo durante tutta la seconda Giunta Cristino proprio nei confronti di qualcuno che nei banchi della stessa maggioranza non era più proprio in odore di santità.
L’interloquire, poi, continuamente con domanda, osservazioni e voglie di integrazioni allorquando l’amministratore di turno sta rispondendo, non fa che aumentare il senso di frustrazione e di inutilità di regole alle quali ci si richiama non si sa quanto opportunisticamente e utiliristicamente. Segno, comune, di una mal celata voglia di proscenio e di gigionismo sempre dura, purtroppo, a morire. E l’acconsentire a che questo avvenga non giova molto a nessuno, a cominciare dalla stessa Istituzione.
E allora diamoci un bel taglio netto, aboliamo questa pantomima della seduta specificatamente dedicata alle interrogazioni e interpellanze. Torniamo pure senza paure e infingimenti alle abitudini precedenti, con la possibilità di svolgere le interrogazioni in ogni seduta consiliare. All’inizio o alla fine dei lavori, non ha importanza. Sono cose che si decidono, magari proprio in rapporto alla “attualità” delle interrogazioni stesse, molto più reale e concreta che non quando rimandata ad una seduta specifica di là da venire.
Ne guadagneremmo tutti, cittadini e consiglieri comunali.
Pino Ruggiero



è scontato immaginarsi che la proposta di abolizione del consiglio comunale dedicato ad “interrogazioni ed interpellanze” sarà oggetto di una prossima interrogazione di consiglio comunale …