Una bomboniera da ricordare
MOLA – E’ sicuramente una bomboniera fuori dal comune. Non è la scatoletta più o meno intarsiata piena di cioccolatini o l’oggetto di cristallo da riporre in una opportuna cristalliera. I ricordi di don Pietro Battista, sacerdote, nato a Mola qualche tempo fa, appena il 3 aprile 1934, sono il racconto di una vita e di una missione, dispiegatasi in svariate parti del mondo, racchiusi appunto in una “bomboniera”.
E “La Bomboniera” è appunto il titolo del libro scritto da don Pietro ed offerto in occasione dei suoi cinquant’anni di sacerdozio. Non è un romanzo o un saggio, è solo un voler dare, scrive Aldo Onorati, nella prefazione, «testimonianza di un iter che gli ha preparato la Divina Provvidenza insieme agli altri Padri chiamati alla Missione».
Il racconto della vita di don Pietro, a volte una narrazione più elaborata, a volte frammentata, come brevi e veloci annotazioni di diario, «tratteggi sottili, puntuali» li ha definiti Giovanna Fralonardo nel suo intervento. è diviso in tre parti: le radici, la vocazione, la missione.
Entrato a far parte nel 1948 della Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue, don Pietro è ordinato sacerdote nel 1961 ed inizia il suo pellegrinare come missionario nelle varie parti del mondo, dall’Europa all’India, all’Africa, al Nord e Sud America. L’attività missionaria è intensa e produttiva ed in ogni luogo resta un segno della presenza: un pozzo, una scuola, un ospedale-lebbrosario.
Ma l’impegno è anche in Italia. Parroco per diversi anni, direttore di Seminari della Congregazione, direttore provinciale, dal 1992 al 2000, della Provincia italiana della Congregazione.
La Bomboniera, inizialmente destinata a parenti ed amici, è stata presentata ai cittadini molesi in una gremitissima sala del Castello angioino,
preceduto da un omaggio musicale dell’Accademia del Canto, diretta dal M° Nicola Diomede, e dall’introduzione di don Franco Fanizza. La serata ha visto gli interventi di Giovanna Fralonardo, presidente dell’Ute, l’Università della Terza Età molese; mons. Domenico Padovano, vescovo della diocesi Conversano-Monopoli e sempre presente nella vita della comunità molese.
Giovanna Fralonardo ha ripercorso i vari momenti della vita e dell’attività missionaria di don Pietro, concludendo con un appassionato invito a leggere il libro. «Vi arricchirete» ha detto «e vi darà la forza di continuare a vivere».
Michele Calabrese, appassionato ed ironico cultore dl dialetto e della storia locale, impedito ad essere presente fisicamente all’incontro, ha inviato un intervento scritto che è stato letto da Vincenzo D’Acquaviva.
Per Calabrese la lettura della “Bomboniera” «è stata affascinante», per motivi di «chiarezza espositiva» ed anche per la «rievocazione di personaggi e fatti di cui si sta perdendo la memoria».
La lettura del libro, continua il prof. Calabrese, «è stata coinvolgente perché nella prima parte ci sono ricordi imperdibili della giovinezza e questo significa, come ripetuto da psicologi e medici, che il rivivere gli eventi della gioventù è in pratica un ritorno ai verdi anni».
E Calabrese ricorda anche il salone da barba gestito dai fratelli di don Pietro, Cristino e Vito, Vitino per gli amici, vero luogo di discussioni “sanguinose”, politiche ma soprattutto calcistiche.
«La partenza di un missionario» ha detto mons. Domenico Padovano, rievocando l’attività missionaria di don Pietro «veniva vista come un arricchimento. La mensa» ha aggiunto, con la partenza di un missionario «non si impoverisce, ma è l’altare che si dilata». E questo perché «quando una comunità diventa adulta nella fede si proietta nella missione».
Sono passati cinquant’anni dall’ordinazione sacerdotale» ha continuato mons. Padovano «da quando il vescovo ha invocato il “Veni Creator”, ma sappiamo che il prete dentro di sé non invecchia mai. Il tuo sì» ha aggiunto, rivolto a don Pietro «vale da cinquant’anni. E se dura, vale. E’ un messaggio di fedeltà, nel mentre noi oggi affoghiamo nell’infedeltà, e la fedeltà diventa una bandiera. In questo libro c’è una vita intera, non solo parole». Per cui, ha concluso «ad multos annos e ad maiora».
«E’ stato già detto troppo» ha detto don Pietro, visibilmente felice e commosso per la serata e per le manifestazioni di affetto nei suoi confronti. «E non ho molto da aggiungere». Un invito ed un impegno nella strada intrapresa e percorsa in tanti anni. Perché, come ha scritto nella sua prefazione, «il titolo “La Bomboniera” significa “dono per ricordare”. La mia vita è stata un dono di Dio alla mia famiglia. Essa lo ha accolto e si è fatta strumento per la realizzazione del progetto della mia vocazione sacerdotale e missionaria. Diventato sacerdote, il dono di Dio si è esteso a tutte le persone che ho incontrato, attraverso il ministero di cinquant’anni. Mi auguro che questa “Bomboniera”, che non ha né la presunzione del rigore storico, tantomeno la preoccupazione letteraria, possa comunicare gioia, fiducia e ottimismo per la vita».
Pino Ruggiero






Ottime iniziative, la bomboniera di per sè è un’oggetto utile a ricordare, in questi casi ancora di più